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OLIO MONICELLA DELLA VALLE ROVETO

DESCRIZIONE

La Valle Roveto oggi. (Immagine personale)

 

La Monicella è una tipologia di oliva che si trova soltanto nella Valle Roveto, in Abruzzo dove, da secoli, il ciclo dell’olivo, dall’infiorescenza al frantoio, scandisce il tempo dell’economia e della vita degli abitanti. Questa coltivazione caratterizza da sempre tutto il territorio della Valle Roveto, in quanto è presente qui sia con piante secolari di grossa mole, che in forma giovanile con nuovi innesti.

 

La Valle Roveto oggi. (Immagine personale)

 

Ciò consente un continuo ricambio delle piante, assicurando così lo sviluppo dell’olio e di riflesso lo sviluppo del territorio della Valle Roveto. Ciò detto n3on è facile il mantenimento e la coltivazione di queste piante, in quanto necessitano di attenzione, ma qui nella Valle Roveto le piante di Olivo hanno ritrovato negli ultimi decenni notevole forza.

AREA E STORIA DI PRODUZIONE

 

Come detto sopra la Monicella è presente nella Valle Roveto da secoli, anzi potremmo dire da millenni, visto che è appurata la sua presenza già al tempo dei Romani, che apprezzavano molto l’olio ricavato da questa pianta.

Infatti le prime notizie storiche accertate della coltivazione dell’olivo nella Valle Roveto è di epoca romana, specialmente nelle zone degli attuali comuni di Civita d’Antino, San Vincenzo Valle Roveto e Balsorano. Qui gli splendidi uliveti caratterizzano il paesaggio, meravigliose piante secolari stanno ad indicare la pratica antichissima della coltura dell’olivo.

La Valle Roveto oggi. (Immagine personale)

 

Ebbene in quest’area continua a tramandarsi da secoli la coltura di questa varietà di olivo. Alcune grosse piante sono presenti in questa zona da molto tempo, testimoniando in questo modo la presenza qui di questa varietà di olivo.

 

 

La monicella è una pianta d’olivo assai resistente e perfettamente adatta al clima fresco e collinare di queste zone d’Abruzzo. Sappiamo in generale che la coltivazione dell’olivo richiede caratteristiche climatiche assai particolari, sicuramente non adatte ad un clima di quasi montagna.

 

Uliveto presso il paese di San Vincenzo superiore. (Immagine personale)

 

Per cui solo una pianta particolarmente resistente può adattarsi a vivere qui. Il clima fresco e collinare delle zone come la Valle Roveto, sul piano della coltivazione dell’ulivo risulta complicata, ma anche salubre, in quanto ostacola il formarsi di batteri e funghi, che potrebbero danneggiare piante e raccolto. Grazie a questo clima inoltre non vi è bisogno di particolari trattamenti, rendendo l’olio assai biologico.

Ad oggi l’olivo Monicella è coltivata da alcune piccole e medie aziende locali, che ne fanno un consumo solo locale. Sul piano imprenditoriale oggi ci sono sempre meno giovani interessati a questo tipo di lavoro, in quanto poco interessati a valorizzare questo genere di pianta d’olivo che si chiama Monicella, e molto scoraggiati dal duro lavoro.

La Valle Roveto oggi. (Immagine personale)

 

Sui pendii della zona è veramente molto difficile riuscire a meccanizzare alcune fasi della raccolta, che quasi sempre deve essere svolta a mano. In generale coltivare questo tipo di olivo si dimostra assai utile per questi terreni poveri in quanto valorizza il terreno stesso, rendendoli fecondi.

San Vincenzo Valle Roveto oggi. (Immagine personale)

Balsorano e la Valle Roveto oggi. (Immagine personale)

 

Grazie infatti alle attività svolte si stanno avendo dei buoni risultati, soprattutto nei territori comunali di Balsorano e San Vincenzo Valle Roveto, dove sono stati recuperati 9 ettari di terreno. Qui sono presenti, oltre che piante secolari, che si stima siano più di duecento, anche centinaia di giovani virgulti riprodotti abilmente dalle piante madri e da vivai regionali.

 

L’olio della Monicella.

 

Per meglio seguire lo sviluppo dell’olio di Monicella e meglio promuoverlo sui mercati nazionali e internazionali nasce nel 2006 l’associazione “Monicella della Valle Roveto” ad opera di un gruppo di tenaci e appassionati. Grazie a quest’associazione l’olio della Monicella non si è perso per strada come accaduto ad altre colture in altre parti d’Italia, ma ha ripreso spirito e questo è stato alla base del forte sviluppo che quest’olio sta avendo negli ultimi tempi.

Da alcuni anni infatti dalle olive di queste piante si stanno ottenendo un interessante  extravergine, tanto da meritare l’ingresso al Presidio nazionale dell’olio extravergine di Slow Food.

La Valle Roveto oggi vista da Rendinara. (Immagine personale)

 

In generale la Valle Roveto rappresenta un’area particolarmente votata alla coltivazione dell’olivo; in essa è possibile osservare splendidi uliveti caratterizzati da piante secolari di grande mole delle varietà autoctone Monicella ed Alvia, che stanno a testimoniare la pratica millenaria di questa coltura.

La raccolta delle olive nei secoli passati rappresentata in un murales di San Vincenzo Vecchio. (Immagine personale)

 

Nella Valle Roveto l’olivocoltura assume valore paesaggistico ambientale e identitario, contribuendo alla formazione del patrimonio naturale e culturale, caratterizzando e valorizzando l’intero territorio, non solo in chiave paesaggistica, ma anche agroalimentare ben sapendo il valore dell’olio. L’olio della Monicella infatti rappresenta un olio di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive ed unicamente mediante procedimenti meccanici.

 

LA PRODUZIONE

La raccolta delle olive nei secoli passati rappresentata in un murales di San Vincenzo Vecchio. (Immagine personale)

 

Nella Valle Roveto le olive sono pronte per la raccolta al momento dell’invalatura, che significa che metà delle olive della pianta sono mature. Di solito il periodo della raccolta va dalla terza settimana di ottobre alla prima metà di novembre e in passato questa veniva condotta tramite le “ancine” ovvero un bastone con un gancio alla fine. Questo serviva per avvicinare il ramo e far cadere le olive nella “urtocia” ovvero una sacca dei panni vecchi.

Anche oggi la raccolta delle olive avviene a mano, ma ci si serve anche di abbacchiatori pneumatici con aste allungabili, che andando a “pettinare” i rami dell’albero provocano la caduta delle olive su apposite reti disposte sotto l’albero.

In generale ogni fase della lavorazione contribuisce a determinare la qualità dell’olio: il trasporto e lo stoccaggio sono altre fasi fondamentali, poichè come tutti i frutti, anche l’oliva “respira” durante la conservazione, con sviluppo di calore e anche consumo progressivo dei benifici polifenoli.

Le olive sono quindi trasportate al frantoio e lavorate il più velocemente possibile, preferibilmente entro le 48 ore dalla raccolta.

Quando le olive giungono al frantoio si procede innanzitutto alla defogliatura per l’eliminazione di rami e foglie. Quindi le olive sono pronte per il lavaggio, che una volta avveniva in un grande contenitore detto “L’montra”, oggi invece avviene in una “lavatrice”  che le rimescola continamente con una frequente sostituzione dell’acqua per eliminare foglie rimanenti, detriti, sassolini e altre impurità.

La raccolta delle olive

 

Dopo un’ultima lavata, le olive sono pronte per la frangitura, che è un operazione delicata, un volta effettuata con “L’molazze”, pietre calcaree del posto, girate anticamente con l’aiuto dell’asino o dei buoi, dove la buccia, la polpa e il nocciolo delle olive venivano ridotti in una pasta costituita dai frammenti più o meno grossolani.

La pasta ottenuta veniva quindi inserita ne “I Torce”, ovvero il torchio; da questo processo si otteneva un mosto oleoso, che era inserito in una vasca e attraverso l’aggiunta di acqua, scaldata nei “I Collare” ovvero dei contenitori di rame si permetteva l’emersione dell’olio; l’olio veniva raccolto con la “saparchia” strumento simile ad un mestolo a cono vulcanico e riversato nella “biunzera” grande contenitore di latta.

 

Oggi invece I frantoi si distinguono in due categorie di estrazione: 1) tradizionale a pressa 2) a ciclo continuo.

 

1) Con il metodo tradizionale a pressa, dopo la molitura la pasta viene mescolata attraverso la gramolatura, inserita in pile di fiscoli e infine pressata.

 

mmagine di un frantoio tradizionale. (Immagine da https://itolio.it/frantoio/)

 

in pratica dopo la fase della raccolta delle olive, queste ultime giungono al frantoio oleario dove si provvede all’eliminazione delle foglie, dei residui di terra e di tutte le impurità presenti. Le drupe vengono inserite in vasche di lavaggio e aspirazione dove subiscono dei processi di depurazione ancora più raffinati che possono anche comprendere un selezione manuale per allontanare quelle che non hanno gli standard a norma.

Alla fine del procedimento si passa alla frangitura dove, attraverso l’uso di mezzi meccanici, i frutti dell’olivo vengono schiacciati all’interno di grandi vasche chiamate molazze con l’uso di pesanti ruote di granito. In questa fase si attua una lesione delle cellule della polpa e si frantuma il nocciolo. Dopo questo passaggio si ottiene un’amalgama chiamata pasta di olive che non è altro che un’emulsione di olio in acqua.

La miscela viene prelevata e portata nella gramola dove si compie un rimescolamento chiamato gramolatura. Qui si invertono le fasi e si arriva ad ottenere un’emulsione di acqua in olio grazie al continuo rimescolamento. La massa ottenuta viene poi portata in appositi macchinari per la pressatura. Alla fine di questa lavorazione la pasta viene inserita  nelle centrifughe per separare definitivamente l’acqua di vegetazione. L’olio che si otterrà dovrà poi essere filtrato per eliminare tutti i residui di polpa.

 

 

2) Con il metodo a ciclo continuo, dopo la frangitura la pasta viene mescolata attraverso la gramolatura ed inserita in un deconter estrattore centrifugo.

 

 

Immagine di un frantoio a ciclo continuo. (Immagine da https://www.frantoionline.it/il-frantoio/frantoio-oleario-oleificio.html)

 

Il frantoio a ciclo continuo è il risultato di una esigenza per ottenere una sempre più alta qualità del prodotto olio di oliva sfruttando la tecnologia e l’innovazione tecnica. L’elemento che contraddistingue un impianto a ciclo unico e senza dubbio il DECANTER (organo principale e cuore di un frantoio).

La continua ricerca verso soluzioni che premiano maggiormente la qualità di un olio (olio di qualità), ha spinto i costrutturi di macchine olearie ad inserire sul mercato frantoi con fasi di lavorazione  che presentano alcune varianti a seconda del tipo di decanter usato:

– decanter a tre uscite /olio/acqua/sansa detto a tre fasi)

– decanter a due uscite (olio/sanse umide detto a due fasi o integrale)

– decanter a tre uscite A.R.A. (simile a quello con tre uscite, ma con un sistema di risparmio di acqua

 

 

 

 

FUNZIONAMENTO DI UN FRANTOIO A CICLO UNICO

Le olive vengono lavate e defogliate; inviate al frangitore (in alcuni frantoi le olivee vengono frantumate con il vecchio sistema, le macine di pietra dette molazze), che rilascia una formazione continua di pasta di olive, che va alla gramolatrice.

La pasta olive, addizionata opportunatamente di acqua (caratteristica del ciclo a tre fasi), viene inviata alla centrifuga (decanter), che divide la pasta nei suoi tre componenti, sansa, acqua di vegetazione e mosto olio. L’olio e l’acqua di vegetazione sono inviati ai separatori centrifughi per estrarre l’olio.

 

 

 

CICLO FRANTOIO A DUE FASI DENOMINATO ANCHE INTEGRALE

– differenza: il processo di lavaggio, frantumazione e gramolazione delle olive, resta sostanzialmente simile a quello su indicato.

La tecnologia a due fasi denominata “integrale” non utilizza l’aggiunta di acqua di diluizione, al fine di evitare il dilavamento dell’olio, preservando le sue parti aromatiche di maggior pregio, e di operare a basse temperature per ottenere un prodotto di alta qualità ricco di polifenoli.

 

 

 

VANTAGGI

I vantaggi che spingono un frantoiano nello scegliere di fare un frantoio a ciclo unico piuttosto che un frantoio tradizionale sono:

– limitato ingombro di tutte quei macchinari che compongono il frantoio

– tutte le fasi di lavorazione e trasformazione delle olive avviene in un ciclo continuo (esistono frantoi che in soli 24h riescono a lavorare 500-1000 quintali di olive),

– notevole riduzione di manodopera.

– altro vantaggio molto importante è la pulizia dei macchinari, con la possibilità di un lavoro programmabile in automatico o manuale, che evita rischi di inquinamento tra una partita di olive e l’altra (specialmente per tutti quei frantoi che lavorano per conto terzi, che sono la maggioranza) il risultato è un olio di migliore qualità e igene.

 

 

 

SVANTAGGI

– elevato costo dei macchinari (principalmente il decanter)

– elevato consumo di energia elettrica

– elevato cossto di manutenzione e ricambio macchinari

 

 

Con entrambi i metodi, il mosto oleoso ottenuto viene poi mandato ad un separatore centrifugo per la separazione finale dell’olio dall’acqua. Con entrambi i metodi i tempi di stoccaggio si sono molto ridotti e ciò grazie al progressivo miglioramento del livello tecnologico dei frantoi.

 

CARATTERISTICHE DELL’OLIO DELLA VALLE ROVETO

L’olio della Valle Roveto

L’olio Monicella della Valle Roveto, se rispettato tutto l’ordine di lavorazione, è un olio fantastico di altissima qualità. Le caratteristiche di quest’olio partono dal suo colore, che appare oro con riflessi verdi, mediamente fruttato, con un leggero aroma di mandorla fresca, con un gusto leggermente piccante con retrogusto amaro.

Se poi si analizzano le caratteristiche “interne” emerge che l’olio della Valle Roveto risulta molto ricco di sostanze fenoliniche ed antiossidanti. In pratica i suoi frutti sono particolarmente dolci e danno vita a un olio fine ed aromatico, caratterizzato da un elevata concentrazione di sostanze fenoliche e antiossidanti.

 

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