La carota fucense, ovvero la carota che nasce nell’Altopiano del Fucino nella Marsica, è un ortaggio di alta qualità che si fregia dal 2007 del marchio IGP (Indicazione Geografica Tipica). Questo genere di carota grazie al marchio IGP è riuscita come prodotto alimentare ad affermarsi sia sui mercati nazionali che internazionali, diventando di fatto una coltivazione di punta della zona.
Ma come è fatta questa carota e quali caratteristiche porta con se?
La carota del Fucino è un ortaggio da radice fresco che fa parte della specie Daucus carota L. derivante dalle varietà Maestro, Presto, Concerto, Napoli, Nandor e Dordogne. Questa carota ha una forma cilindrica ben arrotondata, non ha peli radicali e si caratterizza per il colore arancione intenso.
Le caratteristiche interne della carota del Fucino sono di essere un ortaggio ricco di carotene, sostanza che che l’organismo usa per produrre vitamina A. Tale ortaggio si conserva a lungo in luogo fresco e grazie al suo sapore dolce e croccante è molto usata cruda in insalate, ma anche nella produzione di creme e succhi di frutta.
AREA E STORIA DI PRODUZIONE
L’altopiano del Fucino oggi.
Come accennato la carota del Fucino si produce nell’Altopiano del Fucino nella Marsica e nasce e si sviluppa su un suolo altamente fertile, dato dal fatto che esso fino al 1870 era un lago.
Ma come si è formato questo lago e quali caratteristiche ha portato al suolo fucense?
Sul piano geologico il lago Fucino rappresenta il risultato di un lungo processo tettonico di carattere estensivo e transtensivo, che ha portato alla formazione della attuale depressione tettonica su cui poi si è impostato via via il bacino lacustre. Questo processo geologico, iniziato 2,5 milioni di anni fa attraverso grandi movimenti tettonici, è ancora pienamente in atto e testimonianza di ciò è il catastrofico sisma di Gioia dei Marsi del 1915.
Il lago Fucino nel suo stato naturale nell’800
Fatto è che questi movimenti tettonici hanno forgiato la forma e le dimensioni di questa depressione, su cui già molto presto si è impostato un lago chiuso, che nell’arco di centinaia di migliaia di anni ha generato depositi lacustri altamente ricchi di sostanze nutritive.
Successivamente in epoca romana i Romani, sotto l’imperatore Claudio e poi con l’imperatore Traiano, hanno condotto un parziale prosciugamento del Lago Fucino attraverso una gigantesca e ben fatta opera idraulica. Compiuta l’opera idraulica, si è avuto per tutto il periodo romano lo sfruttamento delle terre fucensi, ottenendone ottimi prodotti.
Con la fine dell’epoca romana e quindi il venir meno della manutenzione necessaria all’opera idraulica per andare avanti, si è avuto, anche per mutate condizioni ambientali, causate nel 500-600 d.C. da forti terremoti e per cambiamenti climatici importanti, che hanno portato a forti pioggie, il riformarsi del lago Fucino nel suo alveo naturale, tornando così ad essere il terzo lago d’Italia per estensione.
Il lago Fucino nel 1860
In ultimo a metà ‘800 il ricchissimo e ingegnosissimo banchiere Torlonia ha finanziato una nuova e proficua campagna di prosciugamento, attraverso la costituzione della più imponente opera idraulica avutasi dal periodo romano. Questo ha portato al totale prosciugamento del lago Fucino e alla nascita della più fertile pianura italiana dell’ultimo periodo.
Ottenuta questa fertilissima terra, è stata da subito sfruttata sul piano agricolo, attraverso la coltivazione di alcuni importanti ortaggi, ottenendone già nel giro di alcuni anni ottimi prodotti. Il processo di coltivazione e sfruttamento agricolo dell’area fucense è andato avanti proficuamente fino al 1915, ovvero fino al tremendo terremoto di Gioia dei Marsi.
La piana del Fucino oggi.
La popolazione marsicana, dopo il terribile sisma, ha faticato non poco per riprendersi dall’immane tragedia e solo con una grande forza d’animo è riuscita a rimettersi parzialmente in piedi negli anni ’20 e ’30, riuscendo a riprendere il percorso di sviluppo agricolo del Fucino. Ma il nuovo periodo bellico del 1940-45 ha interrotto nuovamente questo percorso, che si è riattivato solo nel secondo dopoguerra specialmente a partire dagli anni ’50 dopo le lotte tra i contadini e la proprietà dei Torlonia.
Nel 1950 dopo una dura lotta i contadini vincono sui Torlonia, che vengono espropriati delle terre fucensi, che sono date a loro e il tutto riconosciuto dalla riforma agraria del 1951. Dopo di ciò i contadini hanno potuto avviare una nuova fase di sviluppo dell’agricoltura del Fucino, trasformandosi, tra il 1960 e il 1980, da semplici contadini in imprenditori agricoli.
La carota fucense
Ciò ha portato enorme beneficio alle colture del Fucino, che sono state migliorate nell’arco del tempo sia nella produzione che nella qualità, consentendo ad alcuni ortaggi di ottenere importanti riconoscimenti. Tra questi spicca la carota del Fucino, che è divenuta nella seconda metà del XX secolo un grande prodotto d’eccellenza del territorio, differenziandosi con il tempo in un prodotto unico e genuino, tanto da meritare nel 2007 il marchio IGP. La carota del Fucino è chiaramente coltivata in tutti i comuni fucensi come Aielli, Avezzano, Celano, Cerchio, Collarmele, Luco dei Marsi, Ortucchio, Pescina, San Benedetto dei Marsi e Trasacco.
La carota viene seminata nel periodo tra febbraio e aprile e successivamente raccolta nell’arco di tutto l’anno anche nel periodo di semina. Tuttavia la migliore produzione si ha tra giugno e ottobre.