Fin qui abbiamo parlato della Piana del Fucino in qualità di area di produzione di importanti produzioni ortfrutticole e brevemente accennato alla storia della bonifica di Torlonia, i suoi effetti sul territorio circostante e sulla storia dell’area fucense sul piano agricolo e sociale. A questo punto mi sembra giusto spendere due parole in più sulla struttura ambientale dell’area fucense vista la sua unicità in Italia.
Come accennato l’area fucense è un altopiano appenninico compreso tra 650 e 680 m s.l.m. che si pone praticamente al centro dell’Italia. Da sempre tale altopiano ha ospitato per le sue caratteristiche un lago, prosciugato per ben due volte dall’uomo. il primo prosciugamento è avvenuto in epoca romana con una bonifica parziale, che in seguito a terremoti, cambi climatici e per il venir meno della manutenzione necessaria, ha permesso il riformarsi del bacino lacustre nel suo alveo naturale. Il lago così rigenerato è durato altri 2000 anni, venendo poi definitivamente prosciugato a metà ‘800 con la seconda e integrale bonifica operata dal banchiere Torlonia.
Ma quali erano le caratteristiche geologico-strutturali di questo lago? e quali sono oggi le caratteristiche del terreno fucense che danno prodotti così buoni e robusti?
– Quali erano le caratteristiche geologico-strutturali di questo grande bacino lacustre?
Innanzitutto la struttura dell’altopiano del Fucino, in cui si è poi impostato il lago, è di origine tettonica. La tettonica qui è stata di carattere distensivo e transtensivo iniziando a manifestarsi circa 2,5 milioni di anni fa, a partire dal Pliocene superiore e continua tuttora manifestandosi con violenti terremoti, l’ultimo dei quali avvenuto nel 1915.
Il risultato finale presente oggi dopo tutto questo processo geologico, è un altopiano molto vasto, che ha ospitato un bacino lacustre originatosi poco tempo dopo la prima impostazione dell’altopiano stesso e ciò a causa di una conformazione particolare. La particolarità del bacino lacustre risiede nel non avere emissari importanti, che abbiano consentito alle acque lacustri di defluire nel tempo.
In pratica la struttura del Fucino risulta chiusa in quanto composta da una prima stratificazione carbonatica e da una seconda stratificazione impermeabile di carattere fluviale e lacustre. Questa seconda stratificazuone, che si è formata nel tempo attraverso la deposizione di materiale fluviale e lacustre, ha prodotto una struttura di bacino chiuso, rendendo il bacino soggetto contuinuamente ad oscillazioni importanti del livello del lago.
L’attuale piana del Fucino è quindi un bacino endoreico, dove cioè le acque del vecchio lago confluivano in modo naturale verso l’attuale piana, senza sbocchi al mare e contornato da rilievi montuosi come la catena del Sirente-Velino e i monti Carseolani. Il lago aveva un unico affluente costituito dal fiume Giovenco, che entrava nella piana fucense da Nord Est, costeggiando l’attuale cittadina di Pescina. Oltre a ciò il lago risultava alimentato anche da sorgenti provenienti dal massiccio del Velino-Sirente a nord e dai monti presenti a sud.
La Marsica con il Lago Fucino al centro e la catena di montagne che lo circondano
Il regime idrico del bacino lacustre risultava regolato dall’attività degli sfiatatoi carsici, localizzati a sud, ai piedi delle montagne, come nella zona della Petogna dove esiste il più grande e importante sfiatatoio dell’area. Quindi come accennato il non avere emissari importanti ha prodotto un’alta variabilità del livello lacustre.
Da studi condotti sul territorio fucense si è visto che queste oscillazioni del lago non sono dipese dal drenaggio carsico o dai movimenti tettonici, ma bensì dalle variazioni climatiche. Le variazioni climatiche a loro volta come i cambiamenti stagionali delle precipitazioni e dell’insolazione sono soggette ai parametri orbitali della Terra (precessione degli equinozi e obliquità dell’eclittica).
In epoca storica e preistorica il lago Fucino ha occupato una superficie di circa 165 kmq, rappresentando il terzo bacino lacustre italiano, tuttavia se risaliamo nel tempo in epoca glaciale il bacino del Fucino è stato molto più vasto di ora rappresentando un vero e proprio mare interno contornato da grandi montagne.
Purtroppo in epoca storica il lago Fucino per le caratteristiche fin qui descritte, quando riceveva quantità d’acqua importanti, non avendo emissari, provocava immani disastri straripando con inondazioni disastrose nei terreni e paesi perilacustri. Tra le zone più colpite da queste inondazioni vi era tutta la zona sud di San Benedetto dei Marsi, Trasacco e Luco. Qui gli straripamenti facevano spesso molti danni diretti per le distruzioni causate a terreni e case e indirette in quanto si creavano zone paludose, che portavano alla generazione nella malaria contagiando molte persone, che poi ne morivano.
Quindi le popolazioni che si sono succedute nel tempo intorno al Fucino, hanno sempre chiesto ai potenti di turno la risoluzione del problema fucense attraverso un parziale o totale prosciugamento del lago. E’ chiaro che chiunque si sia trovato a che fare con questo immane problema ne sia stato travolto e solo una ferrea volontà di lavoro e di spesa poteva consentire la costituzione di un’immane opera idraulica. In questo senso bisogna dare atto a Torlonia del grande coraggio intrapreso nella risoluzione definitiva del problema, con la costituzione di una nuova grande operazione idraulica sovrappostasi a quella precedente di epoca romana.
L’operazione idraulica del banchiere Torlonia, conclusasi nel 1878 dopo 24 anni di lavori, ha fatto emergere una piana enorme e straordinariamente fertile, che è stata sfruttata da subito per le coltivazioni ortofrutticole come cereali, barbabietola da zucchero e patate.
Ad oggi dopo più di 100 anni dal prosciugamento troviamo il Fucino molto produttivo e questo grazie non solo caratteristiche maturate nel tempo dal terreno all’interno del vecchio lago, ma anche al di fuori dopo il prosciugamento a contatto con condizioni pedo-climatiche di un ambiente di montagna. Quindi vediamo come queste condizioni pedo-climatiche influenzino direttamente le caratteristiche dei vegetali, tanto da attribuirgli una qualità e una bontà estremamente elevate.
Scendendo nel dettaglio troviamo un suolo di carattere limoso-argilloso molto ricco di elementi nutritivi, come il fosforo, il selenio, l’azoto e il potassio. A tutto ciò si devono aggiungere una capacità importante di ritenzione idrica dei terreni, di risalita idrica delle falde sottostanti e una buona escursione termica nel periodo di produzione degli ortaggi. Con queste condizioni molte delle colture presenti nel Fucino riescono a dare il meglio con un’ottima qualità finale.
Quindi le condizioni presenti nella Piana del Fucino sono ottimali per molte colture, essendo questa una terra giovane, generosa, con umidità costante, ricca di humus grazie ad una ricca sostanza organica, che nel corso del tempo si è continuamente sedimentata sul fondo del lago. Ciò ci porta a dire che questo vasto altopiano è il meglio che la natura può esprimere come condizioni ambientali.