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LE PATATE FUCENSI

DESCRIZIONE

 

La Patata del Fucino, nota anche come Patata di Avezzano, è una tipologia di patata tipica della Piana del Fucino, nella Marsica, dove fino a fine ‘800 sorgeva il terzo lago d’Italia. La patata del Fucino si è affermata nel corso del tempo come uno dei prodotti agroalimentari abruzzesi di maggior pregio. Il pregio della papata fucense è stato infine riconosciuto ufficialmente nel 2016 con il marchio europea IGP, Identificazione Geografica Protetta. Questo tubero si evidenzia per la sua bontà derivante dalle caratteristiche uniche provenienti dal terreno su cui nasce.

La patata del Fucino è molto famosa su tutti i mercati italiani e internazionali in quanto molto apprezzata per le sue caratteristiche organolettiche, per la sua sapidità e per la sua lunga conservabilità. Caratteristiche queste proprie della patata datele per il particolare ambiente di coltivazione e per la sinergia presente tra terreno, microclima e acqua.

La patata fucense appartiene alla specie Solanum Tuberosum che presenta forme tondo-ovali, con un calibro che oscilla in genere dai 35 agli 80 mm. Il colore varia dal bianco a diverse tonalità di giallo. Le sue proprietà organolettiche risultano grazie all’alto contenuto di fosforo e potassio e nei casi migliori emergono grazie alle tecniche di coltivazione a basso impatto ambientale. Per il prodotto destinato all’industria di trasformazione non sono previsti limiti di forma e di calibratura.

 

STORIA E AREA DI PRODUZIONE

L’area di produzione delle patate del Fucino è la Piana del Fucino situata nel cuore della Marsica, una sottoregione storica dell’Italia centrale. La storia della coltivazione delle patate nella Marsica è piuttosto antica, ma subisce un salto di qualità più o meno intorno al 1880, dopo il prosciugamento e la bonifica del Lago Fucino operata dal banchiere Alessandro Torlonia, uno degli uomini più ricchi del suo tempo. La più grande operazione idraulica compiuta dall’uomo fino a quel momento è proprio il prosciugamento del Lago Fucino, che iniziato come operazione nel 1854, si completa nel 1878. Dopo questa operazione a Torlonia gli sono tributati grandi onori tra cui la nomina a principe del Fucino da parte del re Umberto I.

 

Il lago Fucino nel 1860

Torlonia con quest’opera idraulica arriva a controllare un’area enorme pari a 15.000 ettari di terreno fertilissimo, come doveva essere un terreno dapprima fondale di un lago, e diviene indirettamente il nuovo padrone della Marsica. Egli dalla sua avvia con quest’operazione, tutto un complesso fenomeno d’industrializzazione nel territorio marsicano, che porterà direttamente e indirettamente alla crescita dei paesi locali, sia al livello demografico che piano piano anche al livello economico. Ci vorrà però molto tempo affinchè questo processo si completi e inizi a dare un ritorno economico al territorio, considerando che il processo di cambiamento ambientale operato a metà ‘800 porta ad un cambiamento epocale per la zona a cui si somma il tremendo terremoto del 1915 che porterà a cambiamenti ambientali e culturali profondi.

Tra i primi cambiamenti che si hanno con il prosciugamento del Lago Fucino, vi è la scomparsa del vecchio microclima locale, che fino a quando è esistito ha consentito un’ampia varietà di coltivazioni come le viti e gli ulivi. Dopo la scomparsa di questo tali coltivazioni cessano e al loro posto ne sono introdotte di nuove. Al cambiamento climatico e quindi ambientale, si sommano poi tanti altri cambiamenti, che si producono soprattutto nelle abitudini delle persone che vivevano e vivono la zona. In pratica questi  passano dall’essere pescatori a divenire agricoltori. Quindi il cambiamento innescato dalla fine del lago ricade sulle popolazioni locali soprattutto sul piano sociale e culturale a cui segue quello economico.

La piana del Fucino vista da Venere. (Immagine personale)

La Piana del Fucino dopo il prosciugamento del lago è un enorme e fertilissimo altopiano, presente a 650-680 m di altezza s.l.m., che risulta circondato da alte montagne. Con la scomparsa del lago s’innesca un nuovo clima nella zona che si adatta bene alle nuove coltivazioni introdotte da Torlonia composte principalmente dalle patate, i cereali e le barbietole da zucchero. L’area di produzione delle patate, ovvero la Piana del Fucino dopo il prosciugamento viene da subito organizzata per consentire la migliore produzione ortofrutticola possibile e tale produzione viene via via migliorata nel tempo con nuovi metodi e macchinari.

Come detto la produzione e l’organizzazione del territorio fucense viene fatta al meglio possibile, per consentire i migliori raccolti. Tanto è vero che subito dopo il prosciugamento del lago nel 1878 per arare i campi sono usati sia gli animali da lavoro, in particolare i bovini di razza marchigiana, che poco dopo i primi trattori Landini. Ciò rimane così fino al 1950 allorquando avviene la confisca dei terreni del Fucino alla famiglia Torlonia, che segue una lunga lotta con i contadini locali, e ciò viene poi confermato dalla riforma agraria del 1951.

Le lotte contadine del 1950 per la terra del Fucino.

La riforma agraria del 1951 consegna i terreni ai contadini, che ne divengono proprietari e tutori e da questo momento l’organizzazione e lavorazione agricola dei campi fucensi subisce un forte miglioramento e trasformazione culturale, trasformando nel tempo i contadini in imprenditori agricoli, che iniziano a coltivare i prodotti fucensi con tecniche nuove che vengono pian piano sostituendo i metodi tradizionali.

Questo passaggio dall’agricoltura tradizionale all’imprenditoria agricola avviene tra il 1960 e il 1980 portando con se grandi vantaggi per la produzione ortofrutticola, che migliora in automatico sia sul piano della quantità che della qualità, consentendo al Fucino di divenire l’orto di Roma.

 

Riconoscimento del marchio europeo IGP per la patata del Fucino

Tra i prodotti che maggiormente crescono di qualità vi è la patata fucense, che nella seconda metà del XX secolo raggiunge importanti livelli qualitativi, che però subiscono un ulteriore miglioramento grazie alle nuove tecniche introdotte nei primi anni 2000. In pratica all’inizio del XXI secolo con la realizzazione nella piana del Fucino dei centri di raccolta e di condizionamento, le patate migliorano ancor più qualitativamente, venendo stoccate, lavate e confezionate prima di essere immesse nei mercati nazionali. Questa produzione di così alta qualità, riconosciuta in Italia con la dicitura di “prodotto agroalimentare tradizionale”, porta infine la patata fucense nel 2006 ad ottenere il prestigioso marchio europeo IGP.

 

PRODUZIONE

Il tubero della patata del Fucino viene coltivato nella Piana del Fucino in un ambiente dalle condizioni pedo-climatiche tra le più favorevoli che la natura possa concedere. Ambiente questo del Fucino a sua volta immerso in una natura rigogliosa grazie alla vicinanza con il Parco Nazionale d’Abruzzo a sud e il Parco Regionale Velino-Sirente a nord. La Piana del Fucino è presente tra i 650 e i 680 m s.l.m. e copre un’area di circa 15.000 ettari, di cui 4.000 sono impiegati nella coltivazione della patata. La semina avviene tra i mesi di marzo e maggio.

La coltivazione della patata fucense fa registrare una produzione complessiva media di circa 1 milione e 700.000 quintali l’anno. Le patate del Fucino vengono generalmente raccolte a luglio, mentre le patate tardive a ottobre, quando raggiungono un grado di totale maturazione e possono essere conservate in specifici centri di condizionamento, in penombra a 5-6 gradi, per diversi mesi di modo da mantenere inalterate le proprie caratteristiche organolettiche.

La patata del Fucino appartiene alla specie Solanum Tuberosum e si presenta con una forme variabili perlopiù tondo-ovali, con un calibro che va in genere dai 35 agli 60 mm. La patata presenta un colore da giallo chiaro a giallo ed una buccia il cui colore varia da giallo a rosso, mutando in funzione della tipologia. Le sue proprietà organolettiche risaltano grazie all’alto contenuto di fosforo e potassio e nei casi migliori, alle tecniche di coltivazione a basso impatto ambientale.

Nel tempo la patata è divenuta una delle risorse più importanti prodotte nella Marsica, in un certo senso un vero e proprio gioiello, essendo richiesta e commercializzata sia in Italia che all’estero. Intorno allo sviluppo della patata sono nate molte associazioni di categoria, che cercano in ogni modo di sviluppare al meglio questo prodotto provando ad innovare continuamente i sistemi di coltivazione, aggiungendo valore anno dopo anno.

La patata fucense se raccolta a completa maturazione e tenuta in un ambiente climatico ideale, tende a conservarsi molto a lungo, risultando perfetta sia per consumo domestico che professionale. Fin qui abbiamo cercato di dare un’idea di massima sulla produzione della patata, di seguito in modo un po’ approfondito proviamo a tracciare i processi principali che accompagnano la nascita e lo sviluppo della patata.

TIPOLOGIE

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